Vittorio Ferrarini, in attesa del Papa, si è “allenato” con lo Dsevod. Nell’Aula Magna dell’Università il 16 giugno verrà premiato dal Rettore Andrei ed altri luminari dell’azienda ospedaliera

Sempre instancabile il nostro Vittorio Ferrarini. In attesa di incontrare il Papa che, poveretto, fatica a camminare, eccolo creare dai suoi pensieri Maurizio Trapelli, alias lo Dsevod, figura emblematica della nostra tradizione, la maschera di Parma. Varie sono le teorie sulla sua origine. Chi dice che venga da Malalbergo (Bo) dove c’è una maschera che si chiama così, chi dice dalla Francia, chi da Maria Luigia… Qui però propendono per l’ipotesi avanzata dal poeta Renzo Pezzani che la fa risalire al 1614/1620, identificata nella figura di un servo, mandato in collegio al seguito del figlio della nobile famiglia dei Pallavicino. In occasione del carnevale del 1616 il fanciullo fece fare per il servo un costume con le seguenti caratteristiche: pantaloni sotto al ginocchio, corpetto bianco e rosso a quadrotti, cappello a tre punte con la piuma come usava in quei tempi e alla cinta uno strofinaccio detto “borass”, a simboleggiare  lo status di servo. Intanto Vittorio si prepara per un’altra premiazione storica, quella all’Università su invito del Magnifico Rettore, Paolo Andrei, che il 16 giugno alle ore 18 gli consegnerà un importante attestato per il suo impegno sul piano artistico e sociale.Oltre al Prof. Andrei ci saranno il dr. Massimo Fabi, direttore generale dell’Azienda ospedaliera , il neurologo e fisiatra Gianfranco Marchesi, ideatore del Premio, la dottoressa Messori, professoressa associata di estetica e teoria delle arti 

 

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