Verso la conclusione con un gran successo per la Mostra di Vincenzo Vernizzi al Museo Lombardi

Era noto come calciatore Vincenzo Vernizzi nel 1956 quando dipinse questo olio su tela, un piccolo capolavoro che ritraeva il Tempio di Cristo Re a Messina nel tempo libero che portava alla partita fra la curiosità dei colleghi e l’impegno che l’avrebbe portato a volare fra i pali della porta. Una gara finita 2 a 2  con Vincenzo fra i protagonisti assieme a Cocconi e a Vycpalek, amici di una vita. Lo stile dell’architetto pittore era ben delineato come appare evidente dalle opere in mostra al Museo Lombardi, peccato che domenica prossima ci sia la conclusione. Vent’anni fa, era proprio il 2001, Vernizzi aveva presentato la sua mostra collettiva nello stesso Museo, come ricordava il direttore, Francesca Sandrini, un altro “viaggio di un percorso artistico “straordinariamente prolifico e veloce nelle sue fasi esecutive che si è evoluto e trasformato nel tempo-leggiamo-vivendo di suggestioni, influssi e richiami” del pittore che è stato sportivo professionista, architetto, ingegnere, anche insegnante, raccontando del suo impegno pubblico e politico di quello che Vernizzi definisce “frenetico e multicolore attività” sempre con quel suo sorriso sereno ben sintetizzato nel titolo “Precari equilibri”. Un pittore che lascia sempre spazi aperti da sperimentare con un “proprio linguaggio personale, calibrato al proprio sentire e al comunicare le proprie emozioni”. Un pittore sempre da riscoprire, bello da rivedere. Anche se lo sport qui conta poco, è soprattutto la cultura a rivelarsi e a convincere. Dal ricordo dell’arrivo dei soldati brasiliani alle porte di Collecchio che bussano alla porta che viene aperta dalla mamma di Vincenzo trovandosi di fronte un gigante in divisa che chiede un bicchiere d’acqua e offre caramelle e cioccolato. E’ finita la guerra, comincia un’altra vita. Per il piccolo Vincenzo, il ritorno alla vita, ai giochi nel torrente con gli amici senza la paura delle sirene d’allarme. La sfida calcistica fra liceali, le altre partite protagonista anche il futuro don Sergio Sacchi, che viaggiava in trasferta sulla canna della bici di Vincenzo, i primi sogni, le speranze, l’artista che sbocciava e si può ammirare in questi Equilbri che non sono precari e che si sono materializzati nel tempo da autentico artista

 

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