Boniperti venne in anteprima al Campus accompagnato dal Pro Rettore Pavarani, Rinaldi e Biondini

Tre miti assieme in una foto di Jonathan Moscro per noi, l’ultimo Boniperti con Salvatore Giglio, il re dei fotografi e Del Piero che non ha bisogno di presentazione.  Il campione dai capelli bianchi sfoglia curioso la rivista dello sport universitario, poi si ferma sorpreso. <Anche Boniperti ha giocato nella nazionale universitaria>, recita un titolo. <Quasi non me ne ricordavo> confessa Giampiero leggendo il ritaglio di Italia-Inghilterra (3-1), scovato da quel detective della ricerca che è Giorgio Gandolfi. <Già, ora mi rivedo. Gli anni ci sono tutti, ho superato gli 85, ma la memoria è ancora buona quando vado a scavare nel passato. Eravamo a Venezia. Azzeccai una bella rovesciata , sulla respinta del portiere arrivò il gol di Muccinelli, un caro amico, che chiuse la partita. Per la verità quella fu la mia sola apparizione nella squadra degli studenti, ero già titolare bianconero e la Juventus cercava di proteggermi. Non avevo ancora 21 anni, ne erano passati poco più di 3 da quando gli amici di papà mi avevano portato da Barengo a fare un provino al Comunale, sette a zero alla Fossanese, tutti miei i sette gol. (Foto archivio GDG per concessione di Salvatore Giglio)

Felice Borel si precipitò dai dirigenti bianconeri: non fatevi scappare questo ragazzo, abbiamo trovato un fenomeno, disse. Sul Tuttosport di Renato Casalbore il giorno dopo venni festeggiato da un bel titolo, E’ nato un settimino. Credo di aver ben riposto le aspettative di Borel perché l’anno seguente, giocando il mio primo campionato per intero, segnai 27 reti. Resto ancora oggi il più giovane capocannoniere della serie A, avevo 19 anni, arrivai davanti a Valentino Mazzola, il mio idolo. Capirete perché la Juventus mi proteggeva…>.

Mettiamo a fuoco qualche particolare. Valentino Mazzola l’idolo di Giampiero? Ma Boniperti non è bianconero da sempre? E poi quella storia del contratto firmato a caldo dopo il 7-0? Vero?

Non si fa pregare a rispondere: <Sempre juventino, sì, ma il Grande Torino era una squadra straordinaria, forse irripetibile, come si faceva a non ammirarla? Il primo anno a Torino giocavo il campionato riserve al sabato e la domenica andavo al Filadelfia a vedere il Toro, quando la Juve era fuori>.

Sulla famosa firma: <Si disse che avevo sottoscritto il contratto nel corridoio degli spogliatoi. In realtà mi portarono in quel bel Circolo che già allora era lo Sporting, poi diventato il Circolo della Stampa dopo il munifico regalo della Famiglia Agnelli a due passi dallo stadio, trovammo l’accordo in pochi minuti a un tavolo del bar. Allora non c’erano i procuratori a rendere tutto più complicato…Per questo allo Sporting sono rimasto legato, quando smisi di giocare ci portavo i miei figli. Si può dire che li abbiamo allevati lì…>. In effetti giocarono con mio figlio e io feci qualche passaggio con il mitico Boniperti che però non accettava di affrontare le sfide fra noi giornalisti all’ultimo …callo !

Torniamo al tema, Boniperti universitario. Con buon profitto? E fino a quando gli studi? <Non esageriamo, sul profitto. Da giovanetto sì, non mi ammazzavo sui libri ma andavo bene. E mi piaceva molto la matematica. Dal collegio di Arona passai all’Istituto Mossotti di Novara, poi il diploma a Torino all’Istituto San Massimo quando già ero impegnato con la Juve e avevo per la testa solo il pallone. Avevo studiato agrimensura, la mia famiglia possedeva a Barengo molto terreno quasi tutto coltivato a riso, il mio destino forse sarebbe stato quello di moltiplicare i sacchi se quel provino non fosse andato bene>.

Poi l’università. <Economia e commercio a Torino, nella storica sede di piazza Arbarello, vicino a Porta Susa. Superai quattro esami e stop. Papà ci teneva perché la nostra era una famiglia colta. Ma stavo impegnandomi a laurearmi bomber, allora si diceva cannoniere, il termine inglese non esisteva. La verità, detto sottovoce, è che l’iscrizione mi consentì di ritardare il servizio militare che in ogni caso più avanti onorai fra gli alpini. E ne sono fiero, conservo ancora il cappello verde con la penna…>.

Un attimo di pausa, poi ancora ricordi: <A ripensarci sono stato l’eccezione della famiglia. Papà, Agabio era un uomo colto, sindaco del paese e poi podestà, non finì gli studi soltanto perché doveva portare avanti l’azienda…Mia sorella Franca arrivò a insegnare lettere a Milano all’università e sposò un famoso docente, mio fratello Gino divenne un bravo medico radiologo. Si diceva che da giovanissimo con il pallone ci sapesse fare più di me. Mi sono riscattato con i miei figli, però. Li ho convinti tutti e tre a laurearsi, Giampaolo in economia, Alessandro in scienze politiche, Federica in lettere>. Conclude in modo spiritoso: <Quindi nella nazionale universitaria ho rappresentato una famiglia istruita assai, ci sono andato a buon diritto>. Si potrebbero festeggiare questi ricordi con un brindisi e una medaglia a Torino proprio allo Sporting, era stata la proposta fatta a Boniperti con la sua risposta <Un’idea simpatica. Fatemi sapere>.

Boniperti più avanti sarebbe venuto a Parma sollecitato dall’amico Dante Grassi, allora corrispondente di Stadio e molto addentro alle cose parmigiane come avrebbe dimostrato mostrandogli in anteprima il nascente Campus, che allora non si chiamava ancora Campus ma era una bella successione di prati con Enrico Bordi presidente del Cus Parma e più avanti Artemio Carra, destinato a diventarne il presidente effettivo. C’era amicizia anche con la famiglia Bonazzi, a cominciare da Felice che sarebbe diventato Felice da Parma, ancora “strajè” a Milano, prima di rientrare alle origini nostrane con Maurizio , alias Lillo Bonazzi, futuro dipendente della Gazzetta agli ordini di Gigen Tonelli, sempre mitico nei nostri ricordi, ( sue le foto più belle della nascente Germal quando il fotografo poteva girare sul diamante in mezzo ai giocatori) e la sorella , Valeria, futura segretaria di Pastorello al Parma Calcio dopo il praticantato con la Famiglia Ceresini. Per 12 anni Lillo ha collaborato con la Bernazzoli , Germal e Parmalat, per 15 anni collaboratore sportivo del Cus partecipando a 7 Universiade come aggiunto dell’ufficio stampa Per due anni ha lavorato nell’ufficio marketinG della pallavolo. Quindi dirigente dell’ufficio marketing e relazioni esterne del Basket Parma. E poi il golf per la sezione del Cus Parma.

Quando scomparve Felice da Parma gli scrissero un bel ricordo .” Se c’era un persona che per oltre 50 anni ha rappresentato il cuore vitale oltretorrentino di Parma, la sua anima semplice ma capace di grandi e complicate azioni di bontà, questa è stata Felice da Parma. La gioia di vivere e la gioia di regalare gioia e sorrisi agli altri Antesignano del volontariato, antesignano delle manifestazioni di massa, andatevi a guardare le vecchie foto lo troverete a fianco di Gimondi di Adorni dei giocatori del Parma, del baseball. Senza titolo di studio , senza bigliettini da visita, senza mestieri altisonanti Felice da Parma era un’autorità.Le sue scudisciate buone arrivavano al cor pramzan, inondavano di benessere anche in tempi più duri di questi migliaia e migliaia di parmigiani E’ lunghissima la lista di chi gli deve dire grazie. Era talmente vero felice che ha naturalmente attraversato ogni novità: un solo esempio nonostante l’età avanzata è stato un piccolo maestro sia in radio che in tv. Si è spento il vero “cor pramzan” , speriamo ci siano degli eredi. Chapeau, che il dialetto e la battuta… felice siano con te e con noi.

Boniperti col Pro Rettore Pavarani, padrino del Campus, Rossano Rinaldi e Mauro Biondini nel “loro” Campus . Quindi il presidente Pedraneschi con Anzalone, Gandolfi e Sperindè assieme a  Lillo Bonazzi.

 

 

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